lunedì 23 settembre 2013

"Salvare Corfilac" ... a quale scopo?

Leggo sul giornale del 18 settembre  il seguente titolo: "Il Corfilac è da rilanciare" di un lungo articolo (presumo a pagamento) ispirato dal Presidente del distretto lattiero caseareo Vincenzo Cavallo che nella sostanza non dice nulla, ma che ha come fine quello di perorare la causa di Corfilac. Devo dire che sono rimasto stupito, ma non sorpreso dalla notizia.Stupito perchè ero convinto che il tempo e i fatti avessero già ampiamente dimostrato la totale inutilità di questo organismo e che nessuno si sarebbe mai sognato di fare affermazioni come quelle contenute nell'articolo in questione e, cioè, che il futuro della DOP del formaggio ragusano e della zootecnia iblea fossero strettamente legate al salvataggio di Cofilac. Affermazioni senza alcun fondamento logico perchè la DOP non è per niente collegata a Corfilac, anzi questa commistione di ruoli rileva  forti elementi di incompatibilità, la zootecnia iblea, poi, non ha ricevuto alcun beneficio da questo Ente partorito dalla politica consociativa circa venti anni fa.
Non sono sorpreso perchè questa è una vecchia storia: nei momenti di difficoltà, che sono stati tanti, Corfilac con il suo Presidente ha sempre trovato qualcuno disposto a dargli una mano per difendere  un "patrimonio di eccellenza territoriale", mai dimostrata dai fatti e tanti dipendenti assunti non si sa come. Lo hanno difeso il Pd di Chessari e di Battaglia, il Pdl di Leontini, Dipasquale e Castiglione, ma soprattutto il l'Udc di Drago e di Cuffaro. Non ho mai capito come mai persone così influenti e potenti si siano adoperati tanto in favore di corfilac, o meglio, io l'ho capito, ma le ragioni vere non emergono mai in modo chiaro perchè, probabilmente, mancano del significato di "patrimonio" e di "eccellenza". Lo hanno difeso dagli attacchi di chi non ha mai condiviso ruoli e comportamenti,ma soprattutto dal Ministero delle politiche agricole che più volte lo ha accusato di incompetenza, prevaricazione e abuso di potere. Di fronte a sponsorizzazioni così potenti anche il Ministero ha dovuto arrendersi. Ma chi è Corfilac?
E' il Consorzio per la ricerca nel settore lattiero caseario nato circa venti anni fà.
Come nasce?
Sponsor ufficiali sono l'allora Presidente della Regione Giuseppe Drago, successivamente condannato per appropriazione indebita, condanna che gli è costata le dimissioni da parlamenta, e l'allora assessore all'aricoltura e Fereste Totò Cuffaro la cui storia politica è nota a tutti.
Ma chi erano i soci fondatori del  consorzio?
Due associazioni agricole, un consorzio di bonifica, L'Università di Catania, ilComune di Ragusa e la Regione Sicilia.
Una strana società i cui soci hanno ruoli e pesi differenti( basta vedere la composizione del primo consiglio dei consorziati). Le associazioni agricole sono lì per dimostrare un bacino di consensi e di probabile utenza. Il consorzio di bonifica non ha alcun ruolo tranne quello di apportare del capitale, l'universita non mette un soldo, ma, per norma di statuto, esprime il presidente che deve essere un professore universitario esperto in ambito lattiero caseareo, cioè il Prof:GLicitra. Il Comune di Ragusa mette un conributo annuo più un rilevante patrimonio i mmobiliare. Alla Regione l'onere maggiore: oltre al capitale iniziale anche un capitolo nella legge finanziaria che prevede un finanziamento annuale di alcuni milioni di euro sottratti ai cittadini siciliani,ma soprattutto agli allevatori.
Una società cosi costituita rappresenta una vera e propria manna per chi la gestisce, ma sa anche di truffa per chi la subisce, cioè la collettività. In definitiva potrebbe succedere che se uno ha un amico potente alla Regione si potrà inventare una società simile e farsela finanziare dalla Regione che magari inserisce nel consiglio di amministrazione un componente che guarda caso si chiami Salvatore Cuffaro (che non è l'ex Presidente della Regione Sicilia). Che bel Paese è questo!
In pochi anni la struttura cresce a dismisura, arrivano soldi a palate e i dipendenti aumentano fino a superare il numero di sessanta. Una specie di Cner siciliano.
Ma cosa fa il consorzio? Casa fanno i dipendenti? Ricerca scientifica nel settore lattiero caseareo dicono.
Desvono sperimentare nuovi formaggi e migliorare quelli esistenti. Per fare ciò il consorzio realizza con i locali del Comune e i soldi della Regione un moderno caseificio e un laboratorio con strumenti d'avanguardia, costituisce  una scietà per la commercializzaione i cui soci sono dipendenti di Corfilac denominata "formaggi d'autore", una cosa illegale e truffaldina. Si fanno esperimenti all'estero e molti viaggi negli Stati Uniti, ma anche in Europa, in Africa e in Asia. Si sperimenta il Ragusano in America (chissà che vantaggio per gli allevatori ragusani!), si sperimenta il formaggio di latte di cammella (anche questo un grande vantaggio per i produttori nostrani). Si partecipa a fiere e manifestazione in tutto il mondo, cosa riservata al consorzio di tutela che invece non ha una lira.
Come se ciò non bastasse il consorzio, nato per la ricerca e il miglioramento dei formaggi locali, vuole a tutti costi e ottine, grazie ai potenti sponsor, l'autorizzazione a certificare il Ragusano e pretende di imporne le regole in spregio al disciplinare di produzione, alle norme in materia e alle indicazioni ministeriali. Si è mai visto un arbitro che stabilisce le regole del gioco e che fa pure la formazione? Questo era Corfilac. Il Ministero per queste prevaricazioni lo ha  più volte ammonito, diffidato, revocato, ma Cuffaro, Drago, Leontini, Battaglia lo hanno salvato senza vergogna.
Ora ,dopo aver speso decine, forse centinaia di milioni di euro per niente, si ha il coraggio di chiedere ancora milioni di euro per salvare corfilac e la DOP. I cittadini  tartassati dalle tasse che servono a mantenere sperperi e privilegi dovrebbero sentirsi offesi di fronte a ciò. Non si tratta di salvare la DOP che non ha bisogno di Corfilac, ma si vuole salvare un mostro che la mala politica ha generato.
Corfilac non è da rillanciare, ma da chiudere.
La DOP può andare avanti come fanno tutte le tante DOP d'Italia che non hanno dietro alcun Corfilac.
La Sicilia è malata. La malattia si chiama spreco, inefficenza, clientelismo, ed altro. Che tristezza!

martedì 25 giugno 2013

Riflessioni sul risultato elettorale di Ragusa e Modica

Qualcosa si muove, ma non dappertutto. A Ragusa i cittadini hanno voltato pagina, si sono lasciati alle spalle la vecchia politica gestita  per anni dalle stesse persone ed hanno scelto la novità per migliorare la città in tutti i sensi. Eppure a Ragusa qualcosa si è fatto. Sono state realizzate diverse opere pubbliche, c'è un piano regolatore che ha consentito una crescita ordinata senza troppi traumi urbanistici e ambientali, gli uffici e i servizi principali funzionano. Ciò malgrado, la gente ha deciso di cambiare e questo significa che  si è scrollata di dosso quella mentalità clientelare che tanto danno fa al paese e in particolar modo al sud che va sempre più indietro. In ciò mi sembra di leggere un elemento culturale positivo che induce a sperare per il futuro, indipendentemente dai risultati che questa scelta potrà dare.

A Modica i cittadini hanno votato per la "stabilità" in continuità con il passato anche non troppo recente.
Questa è la mia impressione visto che nei programmi elettorali di chi ha vinto, ma anche di chi ha perso, non si riscontrano elementi di novità rispetto al passato e alle necessità della città. Modica non è Ragusa dove in
qualche modo qualcosa si è fatta e che non soffre di grossi malanni. Questa, invece, è una città che giace ferita per terra da molto tempo e  i "passanti" non se ne sono mai preoccupati, anzi le hanno inferto altre ferite tanto che sta per morire e forse morirà.
Queste ferite, per citarne solo alcune, sono la montagna di debiti accumulati da  amministratori spregiudicati e arruffoni, il sovraffollamento di impiegati e dirigenti rispetto al necessario, uffici che non funzinano, servizi pubblici inconsistenti o scadenti, sviluppo edilizio selvaggio, clietelismo diffuso che impedisce la crescita civile e nega la dignità delle persone,  e tante altre cose.
Non basta l'orgoglio, che pure è cosa importante, di  di avere avuto un passato ricco di storia, di cultura e tradizioni, ci vuole dell'altro.
Avrà il nuovo sindaco la volontà, la forza,il coraggio di vedere ed affrontare tutti questi problemi e pure di risolverli? O tirerà a campare come hanno fatto i suoi "illustri" predecessori? Non è la vittoria elettorale che conta, ma i risultati che saranno conseguiti dopo.
Auguri Sig.Sindaco





lunedì 10 giugno 2013

La mia proposta di legge elettorale

Premessa

Una delle prime cose che il nuovo governo dovrebbe fare, se vuole cominciare a dare un minimo di credibilità alla politica e a se stesso, è di fare approvare dal Parlamento una nuova legge elettorale.
Penso che una vera democrazia debba dotarsi di una buona e seria legge elettorale che consenta ai cittadini di eleggere realmente i loro rappresentanti.
Oggi non è così. Il Parlamento è formato da persone nominate dai capi dei partiti secondo un unico criterio che è quello della fedeltà al capo. Ciò è un vero insulto alla democrazia, all'intelligenza e alla dignità dei cittadini.
Un parlamento così nominato,oltre ad essere inutile, per mancanza  assoluta di rappresentatività, è un peso economico  significativo per la collettività e non trova giustificazione nei fatti e nei risultati  che sono sotto gli occhi di tutti; se a ciò si aggiunge la modesta qualità dei nominati, ne viene fuori un quadro desolante che l'Italia non merita.
La legge elettorale non può essere qualcosa che si cambia in base alla convenienza di questo o quel partito,ma lo strumento con il quale i cittadini possano poter esercitare il loro diritto di sovranità sancito in modo chiaro dalla Costituzione. I parlamentari devono essere veri rappresentanti del popolo a cui devono rispondere del loro operato e dei loro comportamenti, non semplici soldati comandati da generali e caporali molto spesso interessati più ai loro affari che a quelli del Paese. Questa è oggi la triste realtà dell'Italia.
E' necessario cambiare subito questa anomala situazione; questo governo ha detto di volerlo fare, ma i dubbi sulla reale volontà di farlo non sono ingiustificati visti i precedenti e la sua strana composizione.
Una buona e democratica legge elettorare non può prescindere da una considerevole riduzione del numero  dei parlamentari e dall'abolizione dei finanziamenti pubblici  ai partiti. Questi devono tornare ad essere liberi centri di aggregazione ed eleborazione di idee e proposte utili per la collettività. Gli statuti dei partiti, oltre a scopi e ad obiettivi, dovrebbero contenere regole  etiche di comportamento degli iscritti e dei dirigenti, norme  sul funzionamento della democrazia interna, sulla partecipazione, sulla scelta dei candidati alle varie funzioni pubbliche e severe norme di controllo dei loro bilanci per evitare gli abusi e gli scandali cui abbiamo assistito in questi anni. In questo senso si potrebbero applicare ai partiti le norme vigenti applicate alle società per azioni o a responsabilità limitata.
Per evitare conflitti di interessi dovrebbe essere preclusa la candidatura a soggetti che svolgano funzioni di magistrato a qualsiasi livello o che abbiano ruoli di funzionari dello Stato in generale  o che siano dirigenti di enti e titolari di imprese finanziate dallo Stato anche parzialmente, oltre ai soggetti condannati per reati di qulsiasi tipo anche in primo grado. Il Parlamento dovrebbe essere composto da una sola Camera e quindi il Senato andrebbe abolito, ciò consentirebbe di snellire considerevolmente l'iter di approvazione delle leggi. 

Sistema di elezione per un Parlamento formato da 300 membri



Sistema di elezione per un Parlamento formato da 300 membri
Ritengo che il sistema migliore da adottare per l'elezione dei membri del Parlamento sia quello proporzionale con preferenza che garantisce il massimo della rappresentatività.
Ritengo altresì necessario uno sbarramento al 4% e un premio di maggioranza per agevolare la governabilità del paese.
Al fine di garantire una equa rappresentatività territoriale ed un minore impiego di risorse da parte dei partiti e dei candidati, il territorio andrebbe diviso in circoscrizioni relativamente piccole, ciascuna non superiore al milione di abitanti. A ogni circoscrizione andrebbe attribuito un numero di parlamentari per ciascun partito pari al quoziente intero ottenuto dividendo per cinque il totale dei voti espressi dagli eletttori.
I restanti voti di ciascuna circoscrizione non sufficienti ad eleggere un parlamentare  a quoziente pieno andrebbero a confluire in un unico collegio nazionale.
La rimante parte di parlamentari mancante dopo l'assegnazione per quoziente pieno andrebbe attribuita mediante la seguente suddivisione: 50% al partito che abbia ottenuto la maggioranza dei voti fino ad ottenere un massimo di 155 parlamentari, 50% o più (nel caso in cui un partito con resti e premio di maggioranza superi il numero di 155 partamentari) proporzionalmente agli altri partiti.
Es.
Circ. 1
Voti espressi 750.000 : 5 =  150.000  necessari a ciascun partito per eleggere un deputato.
Voti dei partiti:


Circ.2
Voti espressi 500.000:5 = 100.000 voti necessari a ciascun partito per eleggere un deputato.



Calcolo finale:
Voti validi espressi (media dei totali delle due circ esemplificate 625.000X60 circ) = 37.500.000
Assegnazione parlamentari:


L'esempio evidenzia che il partito B otterrebbe 90 parlamentari a quoziente pieno e 22 con in resti sulla base della percentuale ottenuta a livello nazionale che è del 36%. A questi parlamentari ne andrebbero aggiunti altri 60 per premio di maggioranza (50% di 120 parlamentari non assegnati per quoziente pieno), ma visto che il premio di maggioranza intero (60) farebbe superare il numero massimo di 155, questo verrebbe ridotto a 43 parlamentari e agli altri partiti andrebbero, proporzionalmente, i restanti 17 parlamentari così come nello schema: 8 al partito A,4 al partito C2 al partitoD e 3 al partito E.

Secondo questo risultato avremmo una situazione ottimale per un governo stabile del Paese in quanto il partito B con 155 parlamentari su 300 totali potrebbe facilmente governare senza dover necessariamente ricorrere ad accordi con altri partiti. Avremmo inoltre garantito a tutti i partiti con risultato superiore al 4% di avere una rappresentanza in Parlamento anche se non proporzionale ai voti ottenuti e questo a beneficio della governabilità. Altro risultato positivo, non ultimo e non irrilevante sarebbe quello di aver garantito ai cittadini, con la preferenza, la possibilità di eleggere i propri rappresentanti in un Parlamento legittimato dalla volontà popolare. In definitiva avremmo un Parlamento snello, meno costoso e più qualificato.

Si potrebbero verificare anche dei risultati diversi da questo e cioè che nessun partito, compresi resti e premio di maggioranza, otterrebbe la maggioranza dei dei seggi e in questo caso dovrebbe fare un governo di coalizione,eventualità comunque non frequente,ma che nessun tipo di legge elettorale potrà mai escludere tranne che nei casi di democrazia molto imperfetta come il bipolarismo sperimentato, l'uninominale secco o a doppio turno, o di regimi dittatoriali cammuffati di finta democrazia.

Non ho la pretesa, nè tanto meno la presunzione, di aver proposto una legge elettorare perfetta o di  avere inventato qualcosa di nuovo, non sono nè un "un saggio", nè un "professore", ma un comune cittadino a cui sta a cuore il proprio Paese e che si duole del fatto che una classe politica irresponsabile, egoista, cialtrona e incapace, difendendo esclusivamente interessi individuali e di parte lo stia trascinando al fallimento. La mia è solo un' idea che potrebbe essere condivisa. Una legge così concepita si potrebbe fare in pochissimo tempo senza aspettare i tempi lunghi della riforma della Costituzione  che che non necessita di grandi cambiamenti, ma semplici ritocchi come la riduzione del numero dei parlamentari e l'abolizione del Senato. In ogni caso la legge elettorale seguirebbe un iter autonomo e rappresenterebbe quel paracadute di cui tutti parlano ma che nessuno vuole aprire.